Jay Z è il miglior rapper della storia

Shawn Carter, in arte Jay Z, cantava così in "Dirt Off Your Shoulder": "I drop that Black Album, then I back out it as the best rapper alive, n****, ask 'bout me!". Vi spiego perché non è solo il miglior rapper in circolazione, ma il miglior rapper della storia.

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Jay Z

Shawn Carter was born December 4th, weighing in at 10 pounds, 8 ounces. He was the last of my four children. The only one who didn’t give me any pain when I gave birth to him. And that’s how I knew that he was a special child!

È così che si apre “The Black Album“, l’ottavo album di Jay Z in studio, uscito il 14 novembre del 2003 e che sarebbe dovuto essere l’ultimo della carriera del rapper, come ammesso da lui stesso. A pronunciare la frase sopra citata è, ovviamente, mamma Gloria, che ritornerà ancora una volta, in prima persona, in quello che è, attualmente, l’ultimo lavoro di Jigga, “4:44“: la signora recita le parole dell’outro di “Smile“.

Che il figlio sia speciale, ce ne siamo accorti tutti, per fortuna, molti anni dopo. Shawn, però, non è solo speciale: Jay Z è il miglior rapper della storia.

Ma come? Della storia? Eh, ma tutti gli altri? Biggie, Pac, Guru, Big L, Sean Price?

No. Lui. Notate qualcosa nell’elenco di nomi appena letto? Esatto: sono tutti rapper, purtroppo, scomparsi per una causa o per un’altra e che hanno lasciato un vuoto incolmabile. Sì, perché si tende sempre a dare un trono a chi non c’è più, quasi a gratificarlo per quello che ha dato in vita. Ricordo che qualcuno, una volta, commentando i lavori di Nas usciti post “Illmatic”, disse: se Nas fosse morto dopo quell’album sarebbe diventato il miglior rapper della storia dell’Hip Hop. La frase, con cui si può essere d’accordo o meno, mira ad accrescere una popolarità già ben consolidata del primo album di Nasir Jones, uscito nel 1994.

Ma torniamo a Jay Z. Nel 1996 esce il suo primo disco ufficiale “Reasonable Doubt“, probabilmente uno dei migliori della carriera. La cosa sorprendente è che l’album esce per la Roc-A-Fella Records, fondata poco prima dallo stesso e da Dame Dash. Quindi indipendente, senza major. Risultato? Disco di platino. “Reasonable Doubt” contiene produzioni, tra gli altri, di DJ Premier, Ski Beats e DJ Clark Kent e, nella tracklist, tra i featuring, compaiono 2 nomi su tutti: Notorious B.I.G. in “Brooklyn Finest” e Mary J. Blige in “Can’t Knock The Hustle“.

Citare tutti gli album di Jay Z e specificare quanto siano stati importanti per la musica rap sarebbe davvero pleonastico.

Non devo parlarvi della saga dei tre “The Blueprint“, che contengono, in ordine sparso, hit come “Izzo (H.O.V.A.)“, “Song Cry“, “03 Bonnie & Clyde“, con il featuring della moglie Beyoncé, “Excuse Me Miss“, “Run This Town“, realizzata in collaborazione con Kanye West e Rihanna, e “Empire Stat Of Mind“, con la splendida voce di Alicia Keys che regala uno dei ritornelli più famosi degli ultimi 20 anni.

Mi soffermerò su due album in particolare che, in qualche modo, rappresentano la grandezza di un artista come Jay Z. Questi sono, rispettivamente, il numero 12 e 13 di una carriera che speriamo si concluda il più tardi possibile: “Magna Carta Holy Grail“, uscito esattamente 6 anni fa, il 4 luglio del 2013, e “4:44“.

Andiamo con ordine. “Magna Carta Holy Grail” uscì, praticamente, dal nulla: quello che oggi si chiama hype si cominciò a creare giusto un paio di settimane prima dell’effettiva uscita del disco, quando sul canale YouTube di Jigga furono caricati alcuni video promo del progetto, in cui comparivano i producer Timbaland, autore della maggior parte delle strumentali dell’album, Pharrell, Swizz Beatz e Rick Rubin.

Ma perché “Magna Carta Holy Grail” è così importante?

Fondamentalmente per due motivi:
Uno. che ci vogliate credere o no, è il primo disco trap della storia. In un periodo in cui la facevano da padrone i synth e le batterie elettroniche usate in un certo modo, Jay Z ha pubblicato un disco con un bounce mai sentito prima e non assimilabile a nessuno dei progetti usciti all’epoca;
Due. “Magna Carta Holy Grail” è il primo e unico disco a essere certificato disco di platino ancora prima della sua uscita ufficiale. Ma come? La Samsung, che forse avrete sentito nominare un paio di volte, acquistò un milione di copie dell’album ancora prima che venisse pubblicato, facendo letteralmente la storia della musica.

E nel 2017 cosa succede? Il 30 Giugno esce “4:44“. Ma facciamo un passo indietro. Ve lo ricordate “Lemonade“, il disco di Beyoncé in cui raccontava dei continui tradimenti del marito? Bene. Jay Z, di tutto risposta, tira fuori un album in cui, praticamente, chiede scusa alla moglie! E le produzioni? Cosa andava 2 anni fa? La trap, ovviamente, che aveva già preso piedi. Quindi Jay Z fa un disco trap? Assolutamente no! “4:44” è prodotto interamente da No I.D. e si distanzia, nuovamente, dagli 808 e dalle rappate lente del momento: è un disco Hip Hop, genuino, infarcito di campioni soul. Ogni brano ha una storia a se e i video estratti dal disco sono ben 11.

Ma Jay Z non è solo un rapper. Jay Z è anche un produttore discografico.

Sapete quanti artisti devono, letteralmente, baciare la terra su cui cammina Shawn Carter? Ve ne cito 3 su tutti: Kanye West, Rihanna e la stessa Beyoncé. Poco fuori dal podio J. Cole, firmato dalla Roc Nation, già Roc-A-Fella, prima del suo album di debutto “Cole World: Sideline Story“.

Partiamo da Kanye. Jay Z si accorge di lui nel 2000. Ai tempi, Kanye West firmò per Roc-A-Fella e produsse “This Can’t Be Life” nell’album “The Dinasty: Roc La Familia”. Ma la consacrazione definitiva avviene nel 2001, quando Jay Z sceglie ben 4 strumentali, tra cui quello di “Izzo” sopracitata, in altrettanti brani di “The Blueprint“. Addirittura, nel 2011, realizzarono il celebre “Watch The Throne“, che conteneva le hit “Otis” e “N****s In Paris“. Poi il gelo, liquidato così dallo stesso artista newyorchese da David Letterman, in una puntata disponibile anche su Netflix:

Kanye è mio fratello e gli voglio bene. Ma, come in ogni famiglia, ogni tanto si litiga“. Yeezy stesso accusò Jay Z di aver tentato di ucciderlo: verità o soliti deliri dell’artisti di Chicago? Ai posteri l’ardua sentenza.

Quando Hova ascoltò, per la prima volta, il provino di “Pon De Replay” di Rihanna, pensò che era un pezzo troppo “grande” per una giovane cantante di 17 anni. Rihanna fece comunque il provino per la Roc-A-Fella, cantando “For The Love Of You” di Whitney Houston e proprio “Pon De Replay”, lasciando Jigga a bocca aperta e convincendolo che lei era un cavallo vincente. La storia ha dato ragione a entrambi. Cito solo un singolo: “Umbrella“. 16, dicasi, 16 dischi di platino.

Il capitolo Beyoncé lo abbiamo già aperto.

Qual è il primo singolo della carriera della signora Knowles Carter?

Bravi, “Crazy In Love“. E chi è che ci rappava sopra? Ah sì, Jay Z! 3 dischi di platino anche lì. Ammettiamo pure che il tradimento di Jigga ci sia stato, vi chiedo: quante coppie avrebbero gestito la situazione adulterina in quel modo là, tirando fuori un disco a testa, rispettivamente di accuse e scuse, e concludendo il tutto con un disco insieme come “Everything Is Love” del 2018? Ovviamente, solo i Carters.

Ho parlato di Roc Nation, prima, nata dalla fusione tra Roc-A-Fella e Live Nation. Ma cos’è?

Un’etichetta? Un’agenzia di promozione? Un’agenzia di procuratori sportivi?Un’organizzazione filantropica e impegnata nel sociale? La risposta è sì a tutte le procedenti risposte. Sono tantissimi gli artisti affiliati alla Roc Nation: abbiamo già citato J. Cole, Beyoncé e Rihanna, aggiungiamo DJ Khaled, Mariah Carey, Shakira, Lil Uzi Vert, Big Sean, Mustard, Fabolous, Fat Joe, Jaden Smith. Ma giusto per citarne qualcuno. Per non parlare degli sportivi: Kyrie Irving, Romelu Lukaku, Danny Green, Jeremy Lin, Axel Witsel e Jerome Boateng. La lista va avanti. La Roc Nation è anche impegnata nel sociale, sempre in prima linea quando si tratta di combattere per la rivendicazioni dei diritti degli afroamericani.

E poi? E poi il basket. Jay Z è co-proprietario, insieme ai Michail Prochorov, dei Brooklyn Nets, che hanno recentemente firmato i due free agent NBA più caldi del mercato: Kyrie Irving e Kevin Durant. Nel 2012, Hov decide di trasferire la squadra dal New Jersey a Brooklyn e di farli giocare nel nuovo Barclays Center, che si sarebbe inaugurato il 28 settembre 2012, in tempo per l’inizio della stagione NBA. Domanda: chi pensate lo abbia inaugurato con 8 concerti? Lui. Proprio lui.

A inizio giugno, Jay Z è diventato il primo rapper della storia ad aver accumulato un patrimonio di un miliardo di dollari. Ripeto. Un. Miliardo. Di. Dollari.
Credo che, quanto scritto, basti a farvi capire perché riteniamo Jay Z il miglior rapper della storia. Ah, un’altra cosa. Jigga, quest’anno, compie 50 anni. Me lo trovate un altro che, a 50 anni, ha così tanta risonanza e la stessa fotta degli inizi?

“I’m not a business man: I’m a business, man!”

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